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lunedì 25 novembre 2013

AtelettasieErossoCongo

Jack Vettriano

Ti aspetto, col cuore in gola.
Ti aspetto perchè da due anni mi permei e adesso sento la mancanza.
Ti aspetto in questo spazio minuto, su queste pagine che mi parlano di TNM e di atelettasie.

Poichè sono una delle figlie più sgargianti della ciclotimia, finisce che spesso cammino sul bordo delle cose e della vita. E tu mi reggi, cazzo. Da due anni. Bestemmiando e pregando, mi reggi.

Sono senza sonno e senza sangue, in combutta con le mie passioni ed i miei doveri.
Ma io ti Amo.

E sorridi pure, fiore mio. Però questo cuore e questo Vettriano, sono esattamente per te.

mercoledì 20 novembre 2013

Pezzi.


Ekberg-Mastroianni : La Dolce Vita

Mi piace la musica elettronica.
Mi piace Leon Theremin ed il modo in cui muove le mani mentre accarezza l'aria, mi piace il fatto che accarezzi l'aria e che l'aria suoni.
Mi piace Luciano Berio ed il piglio insano con cui ha sconfessato i dogmatismi musicali italiani, il modo in cui si è svegliato una mattina e abbia detto "faccio un pezzo per voce e nastro magnetico. E buonanotte al secchio e agli amanti del genere musicale." 

Però poi, dannata me, mi piace la classica. Mi piace l'opera, muoio quando Carmen canta l'Habanera.

Uscivo da una serata al Teatro dell'Opera, vagavo con amici per una Roma buia e bellissima. Tutti ingiacchettati, intaccati e incravattati, nemmeno sembravamo noi.
Il sanpietrino cozza col tacco, si sa. 
Ma nonostante tutto abbiamo camminato, un sacco.

Mucose intrise di kilkenny cream, collant bagnati di pioggia e discrosi più o meno profondi su patologie autoimmuni misdiagnosticate, abbiamo camminato dentro noi stessi, più che nelle viscere della città delle città.

Non fosse per l'insostenibile leggerezza del fetore aristotelico del Robbins, sarebbe quasi potuta sembrare primavera, almeno per l'anima mia.

Ah, anche Schoenberg mi piace. Un sacco.
Saluti.

giovedì 14 novembre 2013

You'reInTheJungle,Baby!



Jeanloup Sieff

"We are the people that can find
Whatever you may need
If you got the money, honey
We got your disease! "
[Welcome to the Jungle - Guns'n roses]


Sono nella Giungla, cammino tra liane e sabbie mobili.

E' una sorta di gioco a chi è più figo, a chi sta più in alto nella scala sociale dei noartri.E cammino, cammino. Indiana Jones me fa 'n baffo.

Chi sta in alto, per una qualche strana alchimia, ti guarda sempre con occhi falsi e denti appena sbiancati.

Ma io cammino, io me ne fotto. 
Gli sorrido con gli stessi occhi e con la stessa sicurezza in tasca, però non con quel genere di sicurezza spicciola, quella che sta nel portafogli.

-Profumo di personalità- potrebbero chiamarlo. Chissà.Questa è la MIA vita. E adesso, monamì, si cambia musica.

Passerò da voi, lo prometto.

mercoledì 30 ottobre 2013

Io sono ciò che Amo.


Mattinata pesante, sono di tirocinio in risonanza.
Mi sveglio impastata di sonno, poche ore di letto alle spalle, un'amica, parole.
Faccio così.
Inizio a parlare, perdo la cognizione del tempo e poi, magicamente, sono le tre di notte.

Zerocalcare lo chiama "l'orario delle bermuda" se non ricordo male.

Mi sveglio addormentata, cerco di carburare con caffè e tè alla menta.
La mia coinquilina è sveglia da poco, mi guarda, è di turno anche lei.
Viviamo insieme da cinque anni ormai, se ci guardiamo in faccia già sappiamo quanto abbiamo o non abbiamo dormito, quanto siamo stanche o incavolate, quanto e se abbiamo voglia di chiacchiera.

Esco di fretta, col sonno ancora negli occhi.

Arrivo in ospedale, firmo. 
"'mmazza, stai assonnata?"

Me lo ripetono in tre, i più stretti.
Sanno che dormo poco.

Vado in risonanza.
Stupore per una diagnosi particolarmente ben riuscita, il prof ci porta ad assistere ad un esame.

Mi sveglio di botto.

E' una sala, stretta il giusto.
Entro e vedo una culla, due, un lettino dietro, una madre.
Una incubatrice.

Un bambino esce e chiede della madre, io mi chiedo se tutto questo è vero.

Il bambino nell'incubatrice ha sì e nò due settimane, è minuscolo.
L'anestesista si avvicina, gli accarezza la mano.

Poche cose mi resteranno. Questa mi sfonderà il cuore ogni volta.

Esco, faccio un respiro fortissimo.
Io sono ciò che faccio. Io sono ciò che amo.

venerdì 25 ottobre 2013

Radioche?

[Google's]

Come in tutte le cose del mondo, arrivi ad un bivio.
E puoi scegliere. Una strada, l'altra, l'altra ancora.
Qui però non hai segnali, scegli tu.

Puoi scegliere di tagliare, cauterizzare, toccare, aspirare.
Puoi scegliere di percuotere, di auscultare, di inquadrare.
Puoi scegliere di diagnosticare, di valutare, di lavorare su immagini.
Puoi scegliere di anestetizzare, monitorare, idratare.

Oppure puoi scegliere i mulini a vento, le sfide utopistiche, le scommesse senza calcoli o con calcoli che tornano mafinoauncertopunto.

Vediamo.


Perdonate la latenza, sono assai via.

venerdì 27 settembre 2013

Canzoni a Guiomar


Stanotte t'ho sognato, Guiomar.
Eri senza viso ed era notte.
Mi ti sei sdraiato accanto e ti ho riconosciuto, senza nemmeno guardarti negli occhi.

Era una situazione ambigua e tu non avevi odore e forse nemmeno parlasti.

La tua pelle era scura e lucida come un tempo, completamente glabra.
Il tuo corpo inizialmente era senza forma, ma mentre ti accarezzavo si definiva sotto le mie dita.
E più ti facevi reale, più capivo che eri proprio tu, Guiomar.

Io ero stranita, ma ti aspettavo.
Sapevo che un giorno saresti ritornato, per un caffè o per una vita intera.

Ti odio, Guiomar, questo post è per te.
Mi hai riempita di paure e di dubbi, mi hai illusa, mi hai fatto crescere prima del tempo.
Alla fine, com'è tuo costume, andavi via con un apprezzamento. 
"Sei la donna più bella che ho avuto, ed io non me ne sono mai accorto."

Dovunque tu sia, adesso. Con qualsiasi donna tu stia giacendo.
Vattene a fanculo, Guiomar. 
E non venire mai più a disturbarmi, nemmeno nei miei sogni, con le tue fandonie ed i tuoi apprezzamenti da due soldi.

Per me, tu, sei morto.

giovedì 19 settembre 2013

Follow Me.


"E con le mani, amore, 
 per le mani ti prenderò."
 [La donna cannone - Francesco De Gregori]

"Non me ne frega niente." Mi dice, in mezzo a una festa di paese.
Fa sempre così, se ne esce con queste cose a casaccio e finisco per capirci poco o nulla.
"De che?"

C'è un baccano infernale, intorno urlano, le mie compagne di classe parlano di idiozie e ridono e Dio solo sa quanto vorrei un kebab, visto che è già l'una. Di notte. E nemmeno ho pranzato.

"Non me ne frega niente di come ti muovi o ti atteggi con le altre amiche tue, del tacco che porti o non porti, delle gocce di profumo che hai sul collo. Non mi interessa nulla."

"Me' cojoni", direbbe la mia vicina frosinate, dopo aver sgranato gli occhi e aperto la bocca.

"Agli occhi miei, tu sei una femme fatale."
E dammi la mano, dannato. Chè con te ci voglio stare tutta la vita.
 

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