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giovedì 24 novembre 2016

vuoto a perdere


"I walk this empty street 
on the boulevard 
of broken dreams"

Sei e mezzo, con talco.

Il lago ha un aspetto calmo, quasi rassicurante.
Mi ci specchio all'interno e mi dice "sei straniera".
Fumo una sigaretta che non mi sogno di gettare a terra anche perchè sono ospite.
Una specializzanda in green mi sorride, è più alta di me. Strano.
"Il professore l'aspetta nella stanza accanto."

Raschia la erre, certo, ma ha un italiano notevole.
Dietro la porta di una clinica in cui tutto funziona maniacalmente c'è qualcuno che mi sta aspettando.

Sei e mezzo, con.

"Rimanga a pranzo con i miei collaboratori se le fa piacere, ça va sans dire."
Il primo pensiero è la valuta differente, il secondo che non ho nulla in tasca, il terzo che non parlo tedesco, il quarto è che del francese conosco - più o meno - i numeri.
"Tutto sul mio conto, chiaro Dottoressa."

Sei e mezzo,

"Queste sono le nostre sale operatorie, questo il blocco radiologico, questi i nostri letti. Questa la terapia intensiva. Voilà, bonjour monsieur le Professeur. Elle es notre nouvelle assistant."
Saluto con reverenza in una lingua che non parlo e nemmeno comprendo bene.
"Vuoi tenerti sulla chirurgia viscerale o sulla traumatologia?"
L'eleganza con cui taluni passano da una lingua all'altra non smetterà mai di affascinarmi.

Sei e

"Per la bellezza dell'atto chirurgico."
La domanda era "perchè il chirurgo."
La risposta pensata "perchè mi eccita tenere un coltello in mano su un corpo inerme senza fargli del male."
Quando mi dicevano del sadismo sublimato nel gesto chirurgico, in realtà, non mentivano poi così tanto.

Sei

"Qui è pieno di italiani."

Quando fai difficoltà a respirare, l'ossigeno finisce per stordirti.
Calma.

martedì 23 febbraio 2016

Un indovino mi disse

[Ron Hicks]


"Mi faccia leggere la sua mano."

Avrò avuto sedici, forse diciassette anni.
Una donna dalla carnagione olivastra, forse una zingara, mi prese la mano destra.

"Mannò signora, lasci stare, sono scaramantica e non ho una lira."

Era un gran caos, stavo aspettando davanti agli studios di Cinecittà, avevo attorno una valanga di gente eppure quella donna prese esattamente la mia, di mano.

"Signora, le ripeto, lasci stare."
"Non voglio soldi."

Indice sul palmo della mano, destra.
Sguardo perso tra le linee del mio essere, mente alla ricerca di qualche percorso, di qualche filo logico o forse solo di qualche frase-effetto per stupirmi.

"Bella vita, bella fortuna. Molti soldi, molto successo. Un uomo bello, alto e moro ti sposerà."

Mi chiuse la mano e se ne andò, indossando nient'altro che un sorriso balcanico.

Terzani smise di viaggiare in aereo per via della profezia di un indovino.
Ed io, i biondi, manco li guardo più.

domenica 7 febbraio 2016

Cose Sbagliate

[web's]

"questa roba la faceva il cerusico."

Ferma sulla porta, ferma accanto all'anestesista, ferma di fronte al ferrista che t'infila le mani dentro ad un paio di 6 e mezzo. Con talco.

"Mettiti qui ferma e non toccare niente."

Ferma con le mani su un corpo curarizzato, ferma con i parametri vitali su un monitor, ferma con l'odore pungente della carne bruciata.

"Oh, stai bene?"

Ferma con l'adrenalina, ferma col pensiero che corre più veloce di te e dei tuoi progetti, ferma col solco che avevi tracciato sul tuo cammino e che, di botto, ti pare inadeguato.

Tra il mio dorso ed il palmo del secondo ci sono due strati di lattice a contatto e sotto quel lattice c'è dell'epitelio cheratinizzato con su scritto chi siamo e cosa patiamo.
"Se non mi rispondi mi fai spaventare."

"Si, tutto bene."
Tutto bene eppure adesso proprio non riesco a fermare il pensiero, nè tantomeno l'adrenalina, nè l'odore nelle narici e figurarsi le mani 6 e mezzo talcate sul corpo curarizzato.

Quando al quarto anno per la prima volta vidi un intervento chirurgico pensai di essermi innamorata.
Il corpo era messo a nudo e scavato, il corpo era solo corpo e tu avevi il compito pulito di curarlo.
Quando al quinto anno vidi infilare un medio tra due costole ebbi un conato di vomito e mi dissi che no, non avrei infilato medi nelle costole, nè lame, nè aghi da sutura.
Non io, no.

Eppure, adesso, la superficie non mi basta più.
Adesso, io, ho bisogno degli abissi.


Astro.

sabato 16 gennaio 2016

Adesso è Facile.

[Sofia Loren]

La bellezza è un concetto oggettivo e quando io guardo la Loren me ne convinco.
Sempre più.

La mia mente è piena di pensieri.
Credo di non essere mai stata così satura di emozioni, di parole sparse, di pezzi che tornano e che non tornano.
Vorrei un pizzico di decisione, forse di coraggio.
Essere la mano che sferra il pugno e anche la carezza.
Che poi a dar carezze e basta, alla fine, ci si consuma.

Vorrei essere il fascino sofisticato della Loren.

Molti baci per voi,
una me Dottoressa.

mercoledì 16 settembre 2015

Giudizi Universali e Teleangectasie

 
 
 
Nell'arco della mia vita ho sempre rifuggito il giudizio altrui.
Gli esami, gli occhi di un uomo, quelli di un genitore. E per finire gli occhi miei attraverso il riflesso atroce dello specchio.
Ogni tribunale dell'ego che vedesse me come imputata unica, m'infastidiva oltremisura.
Potevano darmi tutto.
Perfino uno schiaffo, una carezza, uno "stronza" viscerale . Ma un giudizio ben formulato e ben argomentato beh no, grazie.
 
Il sovvertimento di questo teatrino egocentrico lo ebbi senza preavviso.
 
Accadde in un maggio timido, era cristallizzato nello sguardo severo del mio mentore.
 
"Che cos'è?"
 
Avevo davanti un' immagine ingrandita con uno speciale strumento medico e dietro quei pixel ad alta risoluzione avevo una donna e davanti a quelle macchie di colore avevo il mio camice bianco ben stirato, con me profumata di Armani inevitabilmente abbottonataci dentro.
 
"Dimmi cos'è e scrivilo su questo foglio."
Sotto la voce "dubbio diagnostico" ero chiamata ad esprimere un giudizio.
Fu la prima volta che etichettai un pezzo di pelle come carcinoma, fu la prima volta che da giudicata divenni giudicante.
 
Da quel maggio non smisi e presi a sedere tanto al banco dell'accusa, quanto al banco degli imputati.
Con enorme ed inattesa disinvoltura.
Provare nuovi punti di vista può salvarci la vita. O perlomeno, può renderla più divertente.
Provateci anche voi, animi imperturbabili.
Provateci anche se siete abbottonati in un camice bianco, provateci anche se stringete una ventiquattrore piuttosto che un martelletto da giudice.
Provateci soprattutto se temete di sbagliare.
 
E vedrete, vi salverà.
 
 


martedì 25 agosto 2015

Post.

[Jack Vettriano]

"."

Immaginate di essere riemersi, dopo l'apnea. 
Dopo che l'ossigeno l'hai consumato tutto, un secondo prima del debito d'ossigeno.
Respiro profondo, riappacificazione con l'aria.

Oh, sì.

Mettetevi comodi, amici lettori, perchè così oggi sono io. 
E così oggi, io scrivo.


Nei paesini c'è un profumo, per le strade, che solo ad immaginarselo mette nostalgia.
Un odore di pane e di piante aromatiche, soprattutto alle dieci di mattina.
La gente ride di gusto e va piano, alle volte ti bestemmia perchè hai parcheggiato male, ma è simpatico così.
O almeno, a me piace.
Tornare.
A me piace la calma di ciò che non cambia nè vuole cambiare.
A me piace l'immutabilità di queste terre pigre.

Stamattina una donna vestita di nero mi ha detto, in italiano stentato, che ha accoltellato almeno quattro uomini in gioventù. 
Lo diceva sorridendo, con un velo malvagio dietro un cristallino opaco di cataratta.
"Un centimetro, figliulè. Un centimetro e uno lo facevo fuori."
Ha insistito sul sangue, con dovizia di dettaglio.

"Non ha avuto paura?"

La mia domanda le ha fatto cadere il velo opaco e la signora ha aspirato la sigaretta.
Ha aspirato ben due volte.
E quel fumo denso, corposo, mi è parso strano, quasi mistico, sul bordo delle labbra screpolate di una donna anziana meridionale.

"Cazzo se non ne ho avuta. Però ti devi ricordare che se hai paura hai finito, non campi più."

Una risata, due.
E io adesso devo proprio andare chè tanto, la risata, era amara per entrambe.

sabato 15 agosto 2015

Hezelnut.


[Ancient Wood - Steve Engelmann]

"Gli occhi."
Il paesaggio è bellissimo.

"Scosta gli occhiali, non li vedo bene."
Il paesaggio è verde e bagnato di pioggia e profumato di terra.
"Hezelnut."

Nocciola, contorno eyeliner, codette spesse.
Mantra del definiscibenelecodette.
"Codetta: per definizione, nella lesione da arma bianca, si dice codetta il prolungamento presente in entrata ed in uscita rispetto al tagliente"
In medicina legale me l'hanno insegnato. Ed io ho capito: lo sguardo è un fendente.

"Dai, scostali, non farti pregare."
Intanto la pioggia mi bagna le lenti, mi scivola sul collo.
Taci.

P. ci fissa e si chiede in quale diamine di casino stia cacciando il mio ego vestito di jeans strappati insieme a quello, etereo, di lui.
"Vieni a ripararti, ti stai bagnando."
Sì, ma lui è più bagnato di me ed io sotto questa lente nera non graduata ho due paia di fendenti.
E non so se posso, e non so se..
Sulle soglie del bosco non odo parole che dici, umane.

"M., hai due occhi molto belli."
Due ragazzi stanno facendo il bagno in uno specchio d'acqua ghiacciato, una donna bacia il marito.
Trentanove anni di matrimonio, ce lo dice, mentre io ancora m'interrogo sui minima moralia e sulle codette invertite.

E piove su i nostri vólti silvani, piove su le nostre mani ignude, 
su i nostri vestimenti leggieri, su i freschi pensieri che l'anima schiude novella, 
su la favola bella che ieri m'illuse, che oggi t'illude, o Ermione.

Solo il panteismo riesco a possedere, perdono.
 

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