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lunedì 3 luglio 2017

A ventisei anni sentirsi spacciati

[Kandinsky - quadrati con cerchi concentrici, 1913]

Se c'era una cosa che io ed N. adoravamo fare, quella era mettere punti di sutura.
N, con pazienza, guidava la mia mano sul falso taglio.
"Sutura con un Donati, brava. Ora fai una intradermica, ecco sì, non perdere il lembo..."
La luce era fioca, ma bastava ad entrambi.
Forse, però, era troppo fioca per svelarci il dramma umano di cui sarei stata interprete unica di lì a poco.

N andò via nell'esatto istante in cui tutto prese a deflagrare.
Nell'esatto istante in cui io persi colore e le cose presero a muoversi in maniera vorticosa, dandomi la nausea.
Alla fine del dramma mi sedetti sulla sponda del fiume, in attesa paziente e sommessa del mio stesso cadavere.
Accanto a me, con mia enorme sorpresa, N non c'era più.
Per la prima volta ero da sola, col cadavere di me stessa sulle mie spalle.

A ventisei anni, col cadavere di me stessa sulle mie stesse spalle, mi sentii spacciata.
A ventisei anni, col cadavere di me stessa sulle mie stesse spalle, provo a ripartire.

3 commenti:

  1. Vedila così: hai ventisei anni. Un'eternità davanti!
    Lo so, mi manderai al diavolo. Ma credimi: Sei giovane, probabilmente in salute, molto probabilmente un futuro promettente medico. Capitano di questi momenti, ma, come dici alla fine: "provo a ripartire".
    Un abbraccio da una sconosciuta

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  2. Prima volta che passo di qua,
    letto un pò di vecchi post,
    hai un bellissimo modo di scrivere,
    a volte sembra quasi che disegni.

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  3. che meraviglia quel quadro... e poi che altro? ah si la faccenda del ripartire... ci si riesce, ma è bello anche pensare di non potercela fare, forse da più valore e forza (e soddisfazione) quando poi ci si accorge che era una bazzecola farcela.

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Leggere è una forma sofisticata di ascolto. Grazie, anche per le tue parole.

 

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